Margaretha Gubernale
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Portrait

Presserezensionen
Recensione del Critico d’Arte Dott. Salvatore Russo

Non sarebbe del tutto corretto definire la pittura di Margaretha Gubernale puro simbolismo visivo. Io la definirei piuttosto arte simbolica spirituale, che rivolge le sue riflessioni su tela al divino. Veri e propri enigmi visivi dalla chiara valenza spirituale rendono le opere di Margaretha più interessanti di quelle di Gustave Moreau, e sicuramente di maggiore raffinatezza linguistica rispetto al narrato di Odilon Redon, maestri del simbolismo francese. In Gubernale i quattro elementi, acqua, terra, aria e fuoco vengono studiati per poi essere tracciati nuovamente su tela. Nasce così la “Pararealtà” con particolare attenzione al divino. L’analisi di Margaretha si concentra verso un mondo sommerso dall’abisso e poi riportato a nuova luce. Una pittura che esamina la complessità della psiche umana e ne traccia le linee guida. Una pittura che oltrepassa il fiume Stige per andare ad esplorare terre sconosciute. Un’Arte che viaggia lungo i binari di un significato che appare ai nostri occhi come una realtà nuova, e un significante che invece va ricercato. Analizzando le opere di Margaretha non si deve correre il rischio di effettuare una lettura aberrante. Le sue opere vanno esaminate tenendo conto di una storia che risiede nell’antica mitologia classica, che poi viene rivisitata dall’Artista in modo da rivolgere il suo “detto” al divino. Una cromia che esprime i sentimenti. Una cromia che racconta idee simboliche. Nulla è lasciato al caso. L’Artista attraverso la forma e il colore supera il caos irrazionale delle cose e raggiunge una sorta di equilibrio ideale. La sua pittura non deve essere vista rinchiusi in un Panopticon. La luce squarcia le tenebre, proiettando così le sue figure in nuovi paradisi. Eden eterni dove poter ritrovare uccelli divini.

Voglio ora analizzare l’ultimo ciclo pittorico dipinto dall’Artista. Un ciclo che concentra la sua attenzione sui sette uccelli di Dio. Il tutto nasce da un sanscrit indiano. I sette uccelli vengono analizzati dall’Artista in chiave moderna, dando così una personale interpretazione del mondo in cui viviamo. Analizziamo il primo uccello ovvero “Simurgh”. In alcuni poeti mistici, come Farīd ad-dīn 'Attār*, è preso a simbolo della divinità. Nel suo libro Mantiq ut-tair (“il linguaggio degli uccelli”) sotto forma di un avventuroso viaggio di uccelli, descrive l’ascesa dell’anima a Dio attraverso le tappe della via mistica. Margaretha lo ritrae in viola e lo proietta all’interno dei quattro elementi, che vengono rappresentati da uragani divini, al fine di aiutare l’uomo in caso di bisogno. Passiamo ora al secondo uccello, ovvero “Basilisk”. Margaretha lo ritrae con la testa di gallo e con la coda da serpente. Sullo sfondo la luce del sole che sovrasta l’oscurità e ne rivela la vera natura. Passiamo ora ad analizzare il terzo uccello “Garuda”, si tratta sempre di una figura mitologica indiana. È il re degli uccelli, rappresentato con la testa, con le ali, gli artigli, il rostro di un’aquila e, per il rimanente, con corpo e membra umane. Figlio del Demiurgo Kaśiapa e di Vinatā, è il grande nemico della razza dei serpenti, nati altresì da Kaśiapa ma aventi per madre Kadrū. Margaretha attraverso questa sua rappresentazione ci conduce verso la salvezza eterna. Solo un mondo fatto di amore potrà portare noi tutti alla felicità. La mano della donna ci indica la via, ora tocca a noi scegliere di seguirla o continuare a navigare in acque tempestose che ci porteranno ad annegare negli abissi. Il quarto uccello di cui ci parla Margaretha è “Phoenix” ovvero la Fenice, uccello sacro e favoloso degli egiziani di cui parlano Erodoto per primo, poi poeti, mitografi ed astrologi (fra i latini Tacito). Per gli scrittori cristiani la Fenice è simbolo della resurrezione. Dante – che ha per fonte principale Ovidio – dice che “la fenice more e poi rinasce.

Quando al cinquecentesimo anno appressa: Erba né biada in sua vita non pasce. Ma sol d’incenso lacrime e d’amomo, e nardo e mirra son l’ultime fasce” (Inf. XXIV 107-111). Ma lo scetticismo popolare intorno all’esistenza della Fenice trovò nel paragone del Metastasio: “come l’araba fenice, Che vi sia ciascun lo dice, Dove sia nessun lo sa”. Questi versi divenuti proverbiali, si applicano a persone o cose che non si trovano. Una visione estremamente coinvolgente quella di Gubernale. Un corvo che per non morire decide di diventare uno splendido pavone per poi indossare una piuma di cigno, incarnarsi in una donna e volare verso una luce che ci riporta a Dio. Il quinto uccello del ciclo pittorico fa riferimento alle Sirene. Non tutti sanno che nell’antica mitologia greca le sirene erano rappresentate generalmente in forma di giovani e belle donne nella parte superiore del corpo e di uccello nella parte inferiore. Testimonianza di ciò è un vaso, “Ulisse e le Sirene. Stàmnos attico a figure rosse” che si trova presso il British Museum di Londra. Margaretha le colloca in un fiume incantato nell’atto di cantare. Ma poi l’uomo, con il suo egoismo ha indossato la maschera del terrore e ha inquinato i mari. Ora non ci sono più le Sirene e al loro posto troviamo “nuovi” Caronte che con le loro zattere ci trasportano nell’inferno terreno. Passiamo ora ad analizzare il sesto uccello, ovvero le “Harpyie”, nell’Odissea queste erano rappresentate dalle figlie di Pandareo e rapivano e trasportavano nell’al di là le anime dei morti e dei viventi. Nella rappresentazione di Margaretha troviamo una figura umana con la parte inferiore rappresentata da un’arpa, che spezza un tronco d’albero, questo gesto ci indica la morte, ma al tempo stesso la rinascita. L’ultimo uccello è “Bird of Prey”, ovvero l’uccello Grifone.

In Gubernale diviene la rappresentazione visiva delle quattro forze. La potenza del fuoco, la leggerezza dell’aria, la solidità della terra e la forza dell’acqua vengono “incarnati” in un solo animale che si dirige verso la luce. Ho avuto modo di scrivere per tanti Artisti, ma devo dire che mai in nessuno ho trovato tanta spiritualità. La pittura di Gubernale fa in modo che tra l’astante e l’opera si instauri una sorta di dialogo segreto. Un dialogo dalla forte valenza spirituale che fa sentire il divino dentro di noi. Osservando tali sue opere non si può fare a meno di pensare ad una realtà nuova. Una realtà fatta di luce. Una realtà che, se seguita in modo corretto, potrà condurci verso la salvezza eterna. Una salvezza data dalla divinità.

Montepaone Lido, 20 Agosto 2012, Dott. Salvatore Russo

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